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Un ventimigliese d.o.c. sosterrà inequivocabilmente che le creazioni mobili della sua Battaglia dei Fiori, realizzate con un mosaico di corolle, sono uniche al mondo e sono state inventate proprio qui, nella sua Ventimiglia.

Non è propriamente nel giusto, perché la tecnica di costruire carri allegorici infiorati, anche a mosaico, non è stata inventata da noi, ma ha radici antiche. In altre parti del mondo, infatti, già si applicava quando qui non si coltivava ancora l'industria del fiore, madre della Battaglia. Questa premessa è solo per puntualizzare, tanto per dare ad ognuno il suo, ma il nostro ventimigliese non sarà molto lontano dalla realtà se intende dire che l'evoluzione della tecnica nella costruzione dei carri della Battaglia dei Fiori ha raggiunto metodologie e risultati in soggettistica veramente unici al mondo.

Qui da noi, infatti, nel corso di un lento ma costante sviluppo, il carro di cartapesta è diventato una vera creazione floreale architettonica con la raffigurazione di personaggi ambientati, non semplici da realizzare coi fiori. Inoltre, merita tener conto che l'artigiano tipo, costruttore di carri a Ventimiglia e dintorni, non è stato quasi mai un professionista, ma nella maggior parte dei casi si è sempre trattato di una "persona di buona volontà" proveniente dalle più varie estrazioni sociali e la cui professione era spesso molto distante dal lavoro creativo e manuale che interessa la cantieristica allegorica nostrana.

Andiamo con ordine e prima di vedere come nasce un carro oggi, vediamone l'evoluzione tecnica, ventimigliese, nel tempo. Nei primissimi anni del Novecento, col timido nascere della floricoltura in Riviera, i carri allegorici di Carnevale, o più genericamente delle Feste di Primavera, cominciano a presentare grossolani soggetti di cartapesta montati su un carro ed attorniati da foglie di palma e mazzi di fiori.

Negli anni Venti i soggetti a carattere carnevalesco in cartapesta diradano, lasciando il posto a carri sormontati da trionfi di foglie, a pergolati ricoperti dei più svariati vegetali ed a vetture e carrozze infiorate.

Nel Trenta foglie e rami passano a rivestire i bordi spogli del carro il quale comincia ad esser mostra di geometrici soggetti floreali. Il telaio di sostegno ai fiori è in legno od in rete metallica, sul legno le corolle vengono inchiodate ad una ad una e la capocchia del chiodo viene dipinta col colore del fiore, così da mimetizzarla. Nei buchi della rete metallica viene invece infilato il gambo del fiore reciso, che tirato fino a giungere alla corolla vi resta bloccato.

A metà degli anni Trenta prende vita una tecnica particolare, suggerita dalla rivalità degli ormai affermati Gruppi Carristici dell'epoca. Il leggendario Ruveu" riesce ad ottenere i maggiori consensi della giuria, a parità di bellezza dei soggetti, per l'impareggiabile freschezza dei suoi fiori. Si scopre che questo gruppo è favorito dalla vicinanza del loro cantiere ai frigoriferi della Fabbrica della Ditta Lupi, fornitrice di ghiaccio in barre agli spedizionieri di fiori, che a loro volta lo spezzettano nei cesti per mantener fresco il prodotto durante i lunghi viaggi. I nostri carristi possono così preparare con giorni d'anticipo pannelli infiorati che, tenuti nei succitati frigo vengono montati solo poco prima della sfilata. Gli antagonisti della Cumpagnia d'i Ventemigliusi mettono allora a punto la tecnica del doppio strato di rete metallica fine imbottito di muschio, detto in seguito "materassino", che imbevuto d'acqua trasmette alla corolla recisa appoggiatavi, una freschezza pari allo stratagemma del frigo. Ci si è trovati così ad aver acquisito una tecnica che abbinata all'uso dello spillone per sostenere la corolla, principalmente dei garofani, dava infinite possibilità di impiego nelle soluzioni architettoniche più ardite. E la Cumpagnia che, nel 1935 con il carro "Farfalla", sbalordisce tutti, dando inizio ad un'epoca ed all'originalità locale. Questa Innovazione entra però molto lentamente nella norma e non vieta, alla ripresa della "Battaglia" dopo l'ultima guerra, di vedere ancora una "Torre di Pisa" in legno con le margherite inchiodate che, arse dalla forte calura, si rattrappiscono, provocando un increscioso risultato. Ma la ripresa del dopoguerra segna anche il periodo con i! maggior numero di innovazioni e l'avvento della caratterizzazione finale. É il famoso "Fiferetu" che non avendo più da contenere i numerosissimi equipaggi dei carri d'anteguerra, elimina le balconate di sponda del carro, valorizzando particolarmente il soggetto floreale: tre o quattro belle ragazze ne sono l'unico elemento vivente di contorno. Nel 1958 la stessa compagnia passa dalla struttura portante in legno all'armatura in ferro arrivando così a creare soggetti arditi e fantasiosi, aprendo la strada alla Battaglia moderna, ed all'uso dei semprevivi nelle parti dalle fattezze delicate. I "Galli del Villaggio" propongono il soggetto totale a personaggi;con il loro "Pagliacci" il carro non ha più parti secondarie, e questo fa scuola. Gli "Schenui" arrivano ad esasperare la tecnica fino a creare il soggetto totale non allegorico, ma di fattezze comuni, umane od animali. La "A Mar Parà" invece avvia la elaborazione al simbolismo del particolare e della struttura. Ed anche questo fa scuola. Nelle innovazioni tecniche dei materiali sono invece "Cheli du Murin" che scartano il gesso delle strutture per i semprevivi, nei particolari delicati, adottando il leggero polistirolo espanso ed aprendo la via alla sostituzione del muschio e dei materassini, nonché all'avvento della scultura ad intaglio nella realizzazione dei personaggi, eliminando la modellatura plastica dei materiali.

La dottrina delle compagnie guida menzionate, perfino le piccole trovate ed innovazioni, anche insignificanti, dettate da ogni carrista ventimigliese, danno alle opere carristiche degli ultimi anni la vera, irripetibile originalità della battaglia, rendendola nostra. L'odierna equipe carristica decide e programma in coralità il progetto e così pure lavora alla realizzazione. Tre mesi prima della Battaglia, allestito il cantiere, uno o più artisti intagliatori modellano i personaggi in espanso, uno o più fabbri saldatori adattano la struttura in ferro al polisterolo e cominciano a dare le linee al progetto portante. Nel contempo vengono incollati i semprevivi ai particolari minuti e predisposte tutte quelle opere che non hanno il fiore come protagonista. Tre giorni avanti la festa, il cantiere cambia aspetto. Le bianche figure in polisterolo, modellate molto più magre del dovuto, così da poter sostenere i fiori senza uscire dai limiti delle linee progettate, ricevono l'infioritura a mosaico. La maggior parte dei componeneti il gruppo, di anno in anno, tramandano e migliorano la difficile tecnica dell'infioramento tappeto raso con spillo. un lavoro di pazienza da espletare nelle ultime frenetiche e confuse ore della vigilia, quando il "baraccone" si anima di parenti ed amici venuti da tutto il quartiere per dedicarsi giorni e notti all'infiorimento, sia decapitando corolle di garofani e fiordalisi sia dando gli ultimi ritocchi ai variopinti semprevivi. Regolarmente, anche se nelle ultime ore di vigilia indegne ansie percorrono gli artefici, il carro è pronto nel pomeriggio della seconda domenica di giugno ed esce trionfante dal cantiere per sbalordire il numeroso pubblico ed impressionare una giuria che quasi mai riesce ad accontentare tutti. contenta, o almeno dovrebbe esserlo Ventimiglia che ha ricevuto in regalo dalle molte generazioni dei suoi carristi "La festa più bella del mondo".

Luigino Maccario